Genesi Biblica
La rivelazione data a don Guido può conciliarsi con la Genesi mosaica?
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La rivelazione data a don Guido può conciliarsi con la Genesi mosaica?

Il terzo e il quarto capitolo della Genesi riletti con le nuove conoscenze

Dopo aver letto “Genesi Biblica: Nuova luce sull’origine dell’uomo e sul peccato originale”, nel migliori dei casi, si resta soddisfatti per aver conosciuto un racconto esaustivo, dove dalla creazione fino al peccato di Adamo tutti viene spiegato in modo realistico e coerente. C’è poi un secondo momento, in cui il lettore vuole capire se quanto ha scoperto sulla storia della prima famiglia può accordarsi con la tradizione. Di fronte alle mie perplessità di conciliare la nuova rivelazione con la lettura del testo biblico, don Guido mi spiegava:
Don Guido: “Tutto il terzo e il quarto capitolo della Genesi mosaica vanno considerati brani ermetici come l’Apocalisse, perché furono scritti già all’origine da Mosè in forma simbolica in cui la verità è stata nascosta dietro molte allegorie e metafore. Senza dubbio questo ermetismo rientrava nel progetto di Dio, che aveva riservato la sua comprensione per i tempi nei quali l’umanità sarebbe stata in grado di comprendere i meccanismi genetici e le loro implicazioni morali. Fu dunque per Sua Volontà che solo in questi tempi venisse data al mondo la chiave di lettura per la sua decodificazione per mezzo di questa rivelazione. Ma sul testo già così complicato si aggiunsero le manipolazioni dell’uomo che alterarono l’originale significato di alcuni passi. È il concetto di Eva quello che va riveduto nella tradizionale interpretazione del terzo e quarto capitolo della Genesi. Eva, quella che la Bibbia chiama ‘la madre di tutti i viventi’, è lei ‘l’albero della conoscenza del bene e del male’, oggetto della proibizione data al primo Uomo dal Signore, albero selvatico che avrebbe potuto diventare ponte pericoloso fra le due specie perché potenzialmente in grado di procreare, con i suoi 47 cromosomi, se fecondata sia dagli ancestri che dall’Uomo. [open] [close] Da questo ‘albero selvatico’ l’Uomo, per volontà di Dio, generò ‘in bene’ la Donna e, contro la volontà di Dio, generò ‘in male’ Caino. Dio, rispettoso della totale libertà che aveva donato all’Uomo, si astenne in questa circostanza dall’intervenire con la Sua opera creatrice. Da questa conoscenza il peccato originale non è più un mistero: gli eventi diventano chiari e le loro conseguenze logiche”. (Genesi Biblica: Nuova luce sull’origine dell’uomo e sul peccato originale, V edizione)
Molto inchiostro è stato versato per tentare di spiegare il mistero nascosto dietro i versetti del terzo e del quarto capitolo del testo mosaico e fortunatamente l’interpretazione letterale del serpente, dell’albero e del frutto è stata già da lungo tempo abbandonata.

Le interpretazioni più comuni riguardo il peccato originale

Come asserisce don Pietro Ottaviani, è facile capire che quando ci sono molti commenti è perché il testo non è perfettamente chiaro… Se hanno sentito il bisogno di scrivere, scrivere e scrivere ancora, vuol dire che nessuno ha risolto adeguatamente il problema…

Vediamo allora quali sono state in passato le più importanti interpretazioni del peccato originale che sono state date, prima che ci giungesse questa rivelazione a fare chiarezza.
  • a) Per alcuni studiosi ‘il peccato originale’ è consistito nel sottrarsi da parte dell’uomo o della prima comunità di uomini (in evoluzione, loro dicono) alle leggi della natura che regolano negli animali i tempi e le stagioni della fertilità. Questa libertà mal fruita e ripetuta all’infinito portò, secondo costoro, alla perdita della felicità. Questi studiosi, non prendendo in considerazione che l’uomo sia stato creato perfetto, non considerano nemmeno che Dio possa aver creato l’Uomo diverso dagli animali, anche nei tempi della procreazione.
  • b) Per altri ‘il peccato originale’ è visto come ‘una tendenza’ dell’uomo verso le sue debolezze fisiche intellettive, morali. Questa visione è legata all’accoglienza dell’evoluzionismo, come visto in questo articolo, che giustifica l’uomo il quale porta dentro di sé le attitudini delle sue origini preumane. Noi sappiamo, invece, che il peccato originale è ‘un fatto’ realmente accaduto che ha condizionato geneticamente l’umanità tutta. L’errore sta nel considerare come peccato originale quelle che invece sono le conseguenze del peccato originale. La gravità di questa visione è che si attribuisce a Dio la causa di una creazione imperfetta dell’uomo. E, se l’uomo è stato creato tarato, nemmeno Dio è perfetto o non esiste affatto.
  • c) Per molti, invece, ‘il peccato originale’ è soltanto un peccato della mente, causato dalla superbia, dall’autosufficienza e dalla disobbedienza dell’uomo. Secondo costoro il peccato dell’uomo e dell’umanità è consistito nell’addentrarsi in campi del sapere che non erano a loro permessi. Questo modo di interpretare il passo biblico appare alquanto riduttivo e fuorviante perché dà l’immagine di un Dio che, geloso dei propri segreti, mortifica la creatura umana nella sua naturale e legittima ricerca della verità. Partendo da questa interpretazione nasce il dubbio che l’uomo possa mai essere felice avendo insito nella sua natura il bisogno di conoscenza. Risulterebbe che Dio è un Dio distante, incomprensivo, punitivo: un tiranno. Questo sarebbe un Dio imperfetto dal quale ci si dovrebbe difendere, un Dio che ha l’aspetto di una proiezione umana piuttosto che l’immagine del Dio della Misericordia. Non sarebbe più Dio.
  • d) Altri ancora considerano l’espressione ‘albero della conoscenza del bene e del male’ come il desiderio dell’uomo di crearsi un proprio concetto di bene e di male. Questo atteggiamento presuntuoso sarebbe stato il cosiddetto ‘peccato originale’, peccato che è sempre stato presente nell’animo umano fin dalle sue origini. Nel volersi appropriare da parte dell’uomo di questa distinzione, che invece spetta solo a Dio, consisterebbe il peccato di superbia e di disobbedienza. In realtà costoro riconoscono la superiorità di Dio, ma contestano che abbia privato l’uomo della libertà di avere un proprio concetto di bene e di male. Da questa disobbedienza, che in verità è arroganza, nasce la presunzione di negare una ‘morale oggettiva’. Da qui alla ‘morale relativa’, già avanzata da Voltaire, il passo è breve. Tale presunzione che il Signore non tollera perché è una morale che va contro l’uomo sarebbe, secondo questi pensatori, il nocciolo del ‘peccato originale’. In realtà quest’ultima interpretazione, alla luce di questa rivelazione, è la più vicina alla verità perché l’auto-giustificazione delle proprie trasgressioni agli ordini di Dio porta inevitabilmente alla superbia e all’autosufficienza in campo morale. Questi biblisti hanno il merito d’aver compreso che l’uomo non può trovare la felicità quando esce arbitrariamente dalla legge di Dio. Ma non basta. Ora noi sappiamo che il lato morale è solo un aspetto del ‘peccato d’origine’ che si è attuato anche in un atto concreto.
  • e) Soltanto una minoranza di studiosi ha preso in considerazione il fatto che questo peccato potesse aver compromesso anche l’integrità fisica e psichica dell’uomo, sebbene sant’Agostino l’avesse intuito. Le scoperte archeologiche relative all’evoluzione, che ora sappiamo trattarsi di una regressione e di una lenta ricostruzione, avevano sviato il pensiero teologico e fatto dimenticare che la Bibbia aveva enunciato che l’Uomo era stato creato con la massima perfezione: era cosa ‘molto’ buona (
    Gen 1, 31

    Genesi 1:31

    Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Fu sera, poi fu mattina: sesto giorno.

    ). Questa affermazione della Bibbia non era stata presa in seria considerazione, perché pareva non potersi conciliare con l’imperfezione dell’uomo attuale e tanto meno con quella dell’uomo preistorico. Il problema sembrava insolubile e finiva per togliere alla Genesi credibilità e il requisito di ‘Parola di Dio’. Solo una nuova rivelazione poteva darci la chiave di lettura di questi capitoli ermetici.

Perché Dio lo rivela solo a don Guido?

Genesi Biblica

La copertina della quinta edizione del libro

Aver compreso il significato profondo di molte metafore e manipolazioni della Genesi ci fa capire come sia inappropriato leggere la Genesi, anzi la Bibbia intera, in modo letterale. Se più di un versetto di quello che fu rivelato a Mosè ha perso la sua autenticità lungo i secoli, è evidente che il Signore, che veglia sempre sulla Sua Parola, prima o poi sarebbe dovuto intervenire per fare chiarezza e iniziare a togliere tutti gli equivoci che sono entrati nel Testo biblico. Tuttavia, sebbene le alterazioni del testo originario e gli errori interpretativi fossero gravi, nostro Signore non si è affrettato a correggerli nei tempi passati, perché era necessario rivelare prima l’identità dei Figli di Dio e, per fare ciò, bisognava aspettare che la scienza fosse in grado di comprenderne l’aspetto genetico: la scoperta del DNA, le sue anomalie e le conseguenze di queste.
Il problema interpretativo, però, cresce in modo esponenziale quando questa rivelazione entra in apparente contraddizione con altre rivelazioni quasi contemporanee. È la figura di Eva la voce più contrastata. Infatti, negli scritti di altri veggenti, Adamo ed Eva sono sempre associati, ed Eva è considerata una figura umana e responsabile, quindi colpevole, oltre che della caduta, anche di istigazione. Al contrario, nella Genesi rivelata a don Guido si afferma che la prima Donna fu assolutamente innocente e che quella che invece fu l’involontaria tentatrice di Adamo fu
una femmina appartenente ad una specieOvvero, Lilith.
immediatamente inferiore a quella umana.
Se riflettiamo, Gesù non avrebbe potuto anticipare ad altri veggenti la notizia che nella stesura della Genesi mosaica era avvenuta, già al tempo dei re, una sovrapposizione fra le due identità femminili senza darne anche delle spiegazioni esaurienti. Essa richiedeva, infatti, una reinterpretazione esplicativa, come quella data a don Guido. Né sarebbe stato opportuno anticipare delle informazioni parziali su Eva senza ulteriori chiarimenti. Un eventuale accorpamento di questa rivelazione ad un’altra sarebbe stato impossibile, perché le avrebbe compromesse entrambe (
Lc 5, 36-39

Luca 5:36-39

36 Disse loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo a un vestito vecchio; altrimenti strappa il nuovo, e il pezzo tolto dal nuovo non si adatta al vecchio. 37 Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo fa scoppiare gli otri, il vino si spande, e gli otri vanno perduti. 38 Ma il vino nuovo va messo in otri nuovi. 39 E nessuno, che abbia bevuto vino vecchio, ne desidera del nuovo, perché dice: "Il vecchio è buono"».

). Essa richiedeva, vista la quantità di contenuti e di implicazioni morali e scientifiche che riguardano la genetica, una rivelazione a parte che fosse esaustiva. Era necessario, perciò, attendere che le conoscenze in campo genetico fossero in grado di recepire una verità di così grande portata. Ecco perché in tutte le rivelazioni avvenute nel passato Gesù si è adeguato alla cultura del momento parlando di Eva in maniera “tradizionale”. Così attribuì ad essa sentimenti e pensieri che in realtà erano di Adamo, senza svelare il mistero della sua vera identità. Perché la rivelazione del peccato originale avesse il giusto effetto, Dio ha dovuto perciò aspettare che l’umanità fosse in grado di comprenderne anche il valore scientifico, oltre che morale. È chiaro ora perché il Signore, nel Suo progetto di Misericordia, sia intervenuto solo adesso con don Guido a chiarire il grande equivoco della Genesi: la totale colpevolezza di Adamo e la completa estraneità della Donna. Questa rivelazione è una cosa molto seria che interessa non solo tutte e tre le religioni monoteiste, ma l’umanità intera e va presa altrettanto seriamente.

Conclusione

Genesi, creazione di Adamo

Basandosi sugli scritti di Paolo, il Concilio di Trento così come il Catechismo della Chiesa cattolica, hanno ribadito che solamente Adamo poteva provocare la caduta di tutto il genere umano. Finalmente con don Guido ci appare il perché di tutto ciò, le ragioni pratiche per cui solo il primo uomo poteva intaccare l’intera sua discendenza a partire da Caino

Come abbiamo visto, la rivelazione data a don Guido non compromette il Testo biblico. Anzi, lo avvalora e riconferma nella sua sostanza. È facilmente chiaro il discorso confrontando i punti fermi della Dottrina cattolica riguardo i primi capitoli della Genesi con il tragico racconto della prima famiglia che Dio mostrò a don Guido. In altri articoli abbiamo già affrontato l’argomento servendoci della “Pontificia Commissione Biblica sul carattere storico dei primi capitoli della Genesi” e dei punti essenziali della storia della prima famiglia esposta in “Genesi Biblica: Nuova luce sull’origine dell’uomo e sul peccato originale”. In modo particolare, la creazione della vita
Ex nihiloDal nulla
, la
prima coppia umanaMonogenismo, altro dogma cattolico.
, la formazione della prima donna dal primo uomo, l’unità del genere umano e l’esistenza del peccato originale – come fatto reale e concreto – provocato dal primo uomo vengono riconfermati e finalmente esplicati come mai prima. L’apparente incompatibilità tra fede e ragione viene, così, del tutto dissipata da una storia delle origini non più ermetica, lacunosa, indecifrabile o misteriosa, ma incredibilmente realistica e facilmente comprensibile. Cosa più importante, Dio è del tutto scagionato ed estraneo al peccato originale che fu esclusiva iniziativa di Adamo.
22 Maggio 2020

Informazioni sull'autore

Renza Giacobbi

Renza Giacobbi La prof.ssa Renza Giacobbi è colei a cui monsignor Guido Bortoluzzi affidò, nel 1991, non solo il compito di pubblicare la rivelazione della Genesi, realizzando la pubblicazione del libro "Genesi Biblica", ma è la fondatrice dell'Associazione don Guido Bortoluzzi che ha il fine di custodire e diffondere gli scritti del prete bellunese. Renza Giacobbi è anche colei a cui don Gudo affidò lo sviluppo e l'approfondimento dell'opera stessa, che dal 1991 ad oggi è stata conosciuta e studiata sotto diversi profili. Renza Giacobbi, dunque, si è fatta carico di offrire delle interpretazioni che integrassero e non snaturassero né il pensiero di don Guido né la fede cristiana.


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