L’Impero che sposò la bellezza
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L’Impero che sposò la bellezza

Il concetto di bellezza nell’Antica Roma

Il concetto di bellezza nell’arco della storia si è adattato e trasformato in base alla crescita di società e imperi più o meno evoluti, con svariati significati, che dettavano il modo operandi delle persone con ripercussioni nella vita sociale di tutti i giorni. Nelle società più evolute gli uomini antichi vedevano riflettere nell’arte la figura umana rappresentando in essa le proporzioni e prestanze fisiche, ma anche lo spirito del tempo attraverso le qualità morali come coraggio, volontà e determinazione. Questo concetto nella cultura romana si identifica nel bello e nel buono coinvolgendo il principio che incarna l’estetica e l’etica. Se l’uomo antico non fosse stato così tanto condizionato dal desiderio del bello, lo sviluppo delle società umana sarebbe stati assai diverso o, in parte, impossibile.

Il bello nell’età classica

Il concetto di bello in primis nel mondo Greco e poi in quello Romano si diffuse in gran in tutto il mondo antico grazie all’espansione dell’Impero e veniva inteso sia in forma fisica ed estetica, ma anche dal punto di vista morale ed ontologico. La bellezza ideale intesa come perfezione è la sintesi tra due aspetti fondamentali.

Bellezza formale :
  • Proporzione
  • Equilibrio
  • Armonia
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I Bronzi di Riace sono due statue di bronzo di provenienza greca databili al V secolo a.C. pervenute in eccezionale stato di conservazione. Le loro proporzioni incarnano la perfezione fisica così come era concepita nel pensiero classico
Tra le molteplici testimonianze dei ritrovamenti del mondo antico i bronzi di Riace incarnano l’ideale di bellezza formale, i corpi possenti attraverso proporzioni perfette racchiudono a pieno una armonia rappresentativa che trasmette una sensazione di forza e potenza dovuta alle pose scelte dall’autore, molto elastiche e realistiche. Tali pose (definite a chiasmo) ben delineate e in totale equilibrio nelle proporzioni fisiche rendono la muscolatura dei bronzi notevolmente elastica, trasmettendo una sensazione di potenza armonica racchiusa nella perfezione. Questa elasticità fisica rende veritiera la contrattura muscolare del fisico rappresentando a pieno un canone di bellezza chiaro e schematico, portato avanti nella storia a venire.

Bellezza morale – ontologica :
  • Bene
  • Buono
  • Vero
Secondo Platone il bello coincide con il Bene, il Buono e il Vero a cui si arriva attraverso la conoscenza dell’Essere e l’interesse dell’anima, attraverso un percorso responsabile, impegnativo e costante che permetta di meritare una vita beata di contemplazione del Bene, come sinonimo di Vero. Nell’antica Roma il concetto di bellezza concepito inizialmente dalla cultura greca per alcuni versi ma non completamente si è andato a fondere nei valori cardini della società romana.

La bellezza della famiglia

La famiglia come asse portante della società e cultura romana era rappresentata come l’insieme dei beni e delle persone soggette alla “patria potestà”. Ovvero l’insieme dei poteri che i genitori hanno sui propri figli minorenni e non emancipati, e il dovere di trasmettere loro i valori condivisi. Tutto nell’antica Roma girava intorno all’istituzione della famiglia, che – a differenza dei giorni d’oggi – assumeva un carattere pubblico. Infatti sposarsi e creare una discendenza era un obbligo ed una necessità sociale per il bene della collettività e dell’Impero. La famiglia romana fungeva da specchio alla struttura della società dato che tutto si compiva all’interno di essa: dalla procreazione alle attività economiche, dall’istruzione alle cerimonie religiose. Valori imponenti, degni di rispetto, radicati nella cultura romana come la Virtus e la Pietas sono stati insieme a molti altri il carburante del motore che sorreggeva l’impero romano e non è difficile comprendere come questa visione sia stata d’aiuto per l’integrazione del concetto di famiglia cristiana.

Virtus

La Virtus simbolo di integrità, coraggio e forza spinge l’uomo romano a superare se stesso e, in caso c’è ne fosse il bisogno, a sacrificare la propria vita per la famiglia, per la patria, per gli ideali, per il concetto e per tutto ciò che rappresentava Roma. La Pietas romana faceva emergere nell’uomo l’onore, la clemenza, il dovere e la dedizione verso gli altri. Tali valori evidenziavano la nobiltà d’animo nel ricordo che rimaneva della persona. Alla base di questi nobili valori la cultura romana in particolar modo, nel periodo repubblicano, dava fondamentale importanza non solo alla forma teorica filosofica fine a se stessa ma anche pratica attraverso la vita comune di tutti i giorni del cittadino romano in un mondo totalmente ostile e barbaro, ciò che era buono e pratico era anche bello, perché vissuto con fierezza.

Grandi letterati, poeti, filosofi, scrittori e molti altri dell’antichità romana come Virgilio, Orazio, Ennio, Terenzio, OvidioTito Livio furono guide e ispiratori da cui figure come DantePetrarca attinsero ispirandosi e prendendo spunto. In tutte le epoche e in gran parte dei popoli più civilizzati la raffigurazione del divino incarnava il concetto di bellezza che era strutturato nella popolazione a partire dal proprio credo, uso e costumi.

L’uomo molto spesso ha cercato di raffigurare la superiorità del divino concependolo come inarrivabile attraverso la perfezione. Si può ben notare come sia molto radicato il senso del bello artistico dal punto di vista fisico nella raffigurazione degli dei Romani, la scelta dei materiali, le pose, le movenze vogliono rendere le opera artistiche di ispirazione umana, ma allo stesso tempo “inarrivabili” essendo raffigurazioni degli Dei.

La bellezza nel poemi epici

Secondo Omero, nel periodo preclassico, la concezione di bellezza viene attribuita alla perfezione fisica con cui vengono raffigurate le divinità e gli eroi. Omero è maestro nel mettere in risalto nei suoi racconti le parti fisiche, armoniose e possenti nei personaggi maschili, invece quelli femminili nel valorizzare attraverso occhi cerulei e guance rosate delicate. Nell’Iliade, uno dei grandi poemi omerici, il concetto di bellezza è fortemente legato alla forza che diventa la grande protagonista del poema. Paride non resistendo all’estrema bellezza di Elena, la più bella tra i mortali, la rapisce con un atto di forza. A detta di Omero chi incontra la bellezza non può separarsene, la divinità è bellezza e nella bellezza l’uomo riconosce, rispetta e obbedisce alla divinità.

Le bellezza architettoniche

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L’Arco può essere considerato come un dei più validi esempi della bellezza presente nella scultura romana ufficiale, straordinario esempio delle capacità artistiche degli antichi romani


Ad oggi abbiamo tuttora enormi testimonianze di ciò che era bello nella cultura romana in tutto il mondo attraverso le raffigurazioni artistiche che ci tramandano la sensazione di fierezza, grandezza, onore del mondo antico. Queste opere a distanza di millenni di anni infondono ancora lo spirito e il sacrificio di un popolo che fondò i pilastri del mondo occidentale, basti pensare alle grandi e imponenti architetture romane, Amphitheatrum Flavium (il Colosseo), il Circo Massimo, i fori Imperiali, i vari archi rappresentativi, le grandi opere inerenti alle terme romane, ponti acquedotti, strade, teatri, domus, templi e molte altri sono le testimonianze dirette e visive delle bellezze più gloriose lasciateci dall’architettura romana.

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Il Colosseo originariamente conosciuto come Amphitheatrum, situato nel centro della città di Roma, è il più grande anfiteatro del mondo, inserito fra le Nuove sette meraviglie del mondo, a seguito di un concorso organizzato da New Open World Corporation (NOWC)


Ad oggi non è possibile datare un vero e proprio periodo storico in cui nasce l’architettura romana, le origini della città risalgono al 753 a.C. data leggendaria della fondazione di Roma, le fonti storiche non sono molto chiare in merito ma sicuramente lo sviluppo maggiore incomincia con la conquista della Grecia, inizialmente le grandi opere si rifacevano all’architettura etrusca. Nell’architettura romana le costruzioni non esprimevano un concetto di bellezza artistico fine a stesso, ma bensì anche una concretezza e praticità organizzativa che si ispirava alle politiche espansionistiche dell’Impero che incarnavano in pieno il valore del significato del concetto di Roma.

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L’Impero Romano durante la sua massima espansione, nel 117 a.C.


A tal proposito le città romane venivano fondate nel luogo in cui sorgeva l’accampamento militare (la castra), la caratteristica principale della città romana è la presenza di due vie principali suddivise da Nord a sud (il cardo maximus) e da Est a Ovest (il manus maximis).

L’architettura romana fra le varie arti rispettate e utilizzate era la più previlegiata e considerata la più nobile. L’arte del vero progettista ovvero l’architetto dei nostri tempi veniva considerata anch’essa la più nobile, nello specifico l’intento delle architetture romane era di richiama subito alla mente la potenza politico- militare dell’antica Roma, le altre nobili arti erano comunque apprezzate ed utilizzate anch’esse sempre con lo scopo di onorare e divulgare il concetto di grandezza che rappresentava Roma facendole propaganda.

Nell’architettura romana si definisce una differenza sostanziale tra spazio interno ed esterno. Lo spazio esterno è semplicemente quello nel quale l’edificio è posto, quello interno è quello contenuto dall’edificio. Gli spazi interni presentano spesso effetti di luce con l’uso sapiente delle bucature che si aprivano all’esterno. Il Pantheon rappresenta l’ideale tipologia di tempio rotondo con all’esterno, un pronao rettilineo, (27 a.C.-124 d.C. iniziato da Agrippa distrutto da un incendio e poi ripreso da Adriano), è un unico grande ambiente circolare e presenta una gigantesca cupola a calotta, decorata all’interno a cassettoni e munita di un oculo centrale.

I lacunari costituiscono l’ornamento della cupola e vanno restringendosi nel convergere verso l’oculo centrale, la luce filtra dall’oculo -impluvium- e si diffonde incidendo sui lacunari e il risultato è di grande effetto poiché contribuisce alla dilatazione della spazialità interna, dando un senso di avvolgente spazialità. L’architettura romana si distingue da quella greca principalmente nella personale definizione di una spazialità interna che viene utilizzata per contribuire diffondere nel vasto impero una consapevolezza di appartenenza ad una potenza senza pari.

Basta pensare che a distanza di millenni le opere romane sono ancora ben visibili in gran parte ancora su tutto il globo infondendo in chi le osserva una sensazione di stupore misto grandezza e ammirazione, nei nostri giorni con tutte le tecnologie disponibili ancora abbiamo nella capitale Italiana strade pericolanti, fatte male e oggettivamente brutte. I nomi di una minima parte dei grandi architetti romani che ci sono arrivati nei giorni nostri grazie alla realizzazione di opere che rimarranno nell’immaginario collettivo delle persone in tutto il globo non saranno mai dimenticati nella storia dell’umanità.

Conclusione

La Colonna fu una novità assoluta nell’arte antica e divenne il punto di arrivo più all’avanguardia per il rilievo storico romano. Bisogna inoltre notare che in origine l’intera Colonna era dipinta con colori piuttosto accesi


Nonostante le barbarie subite il concetto di architettura romana è ancora ben presente nei territori, ma soprattutto nell’immaginario collettivo. Non è un caso se la spazialità espressa da questa architettura è stata appositamente ben studiata in passato dai grandi architetti romani e se a distanza di secoli il messaggio che ne deriva è ancora lo stesso significa che il risultato è ottimo ed eterno. Queste grandi opere sono riuscite ad arrivare a noi nei giorni nostri resistendo nel possibile a l’usura nei secoli ma soprattutto alle barbarie antiche e moderne di chi nel nome di una religione o per soldi depredava saccheggiando in modo vile ciò che poteva di quello che rimaneva della testimonianza di vita un glorioso popolo come quello romano, (Colonnati, intere porzioni di marmi antichi, statue in rame e metalli di tutti i tipi sono stati utilizzati per costruire gran parte delle chiese romane rimodellando i materiali o fondendoli violentando Roma barbaramente). La più grade testimonianza che il popolo romano ci tramanda come indicato è si materiale e fisica in se stessa ma ancora più forte è il concetto che rappresentava Roma e la bellezza interiore che ne deriva da tale concetto con tutte le sue sfaccettature e sfumature.

Gran parte del mondo si è ormai scordato della profondità di questo concetto e della bellezza che rappresentava e rappresenta tuttora Roma, un tempo questo concetto era luce in un mondo barbaro oscuro infondendo speranza nell’uomo. Non c’è fonte storica che possa indicare con certezza un unico motivo scatenate in merito la fine dell’impero romano dato che i motivi sono stati molteplici nell’arco del tempo, alcune fonti e studiosi indicano come motivo scatenante della caduta l’arrivo del Cristianesimo a Roma (in realtà uno dei svariati motivi insieme ad altri ma non l’unico). Paradossalmente è proprio nella religione cristiana che si rivede il fuoco sacro dello spirito che rappresentava Roma, quella luce e bellezza nel credere nel concetto che è Dio che infonde speranza nell’uomo.

Impero, bellezza
Il Pantheon era un tempio dedicato a tutte le divinità passate, presenti e future. Esso rappresenta l’apertura mentale che i romani dimostravano nei confronti di qualsiasi credo religioso, mentalità che li renderà idonei ad accogliere il Cristianesimo


Questa luce che spicca nel buio più oscuro della vita odierna la ritroviamo nella profondità delle rivelazione fatte da Dio a don Guido Bortoluzzi. Il concetto di Figlio di Dio inteso sia fisicamente nella sua armonica perfezione che moralmente. La speranza e il dono di diventare concettualmente e fisicamente un giorno Figli di Dio, partano dal momento in cui si arriva a capire cosa sia l’ibridazione fisica e morale con tutto ciò che ne concerne.

Il mondo odierno nel 2021 con il 2022 alla nostra porte vive un momento di degrado socio politico-culturale.

L’uomo o tale sta cadendo sempre di più in una barbaria morale interiore che non gli permette di vivere la bellezza insita nel significato del senso della vita con tutte le difficoltà che essa porta così come fu anche intesa dal popolo romano. Per finire stendiamo un velo pietoso in merito allo stato in cui versano i grandi monumenti romani (compresa tutta la città intera) e l’attuale politica italiana in ambito ai nostri beni culturali (nonostante tutto, invidiati dal mondo intero), andrebbero mantenuti come uno tra i beni più prezioso che abbiamo da tramandare alle future generazioni essendo anche per loro una eredità preziosa del nostro passato.
11 Settembre 2021

About Author

Daniele Di Giovambattista Laureato in Architettura degli Interni presso l’Università di Valle Giulia di Roma e profondamente appassionato di storia antica del periodo romano. Il mio interesse per il mistero delle origini è legato alla mia grande amicizia – ormai fraterna – con Alessandro Pacifico nata presso il laboratorio di Architettura degli Interni per l’Arredo d'Arte Sacra dell'Isa Roma 2. Fin dalla mia adolescenza ho creduto esistesse qualcosa di superiore, una lotta tra il bene e il male, ma dove quest'ultimo sembra in apparenza prevalere in un mondo innegabilmente ostile, pieno di sofferenza e cattiveria gratuita. Ciò mi portò a chiedermi come fosse possibile l'affermazione cristiana « Dio è buono ». Nonostante avessi già fatto, grazie a don Fabio Pieroni, un'esperienza fortissima come quella dei 1o Comandamenti, la mia domanda restò senza risposta. Soltanto dopo aver conosciuto don Guido adesso tutto ha un senso. La rivelazione donata a monsignor Guido Bortoluzzi è il tassello mancante che fa comprendere il Mysterium Iniquitatis. E ringrazio Dio per aver avuto l'onore di poter conoscere quello che da sempre molti uomini si chiedono: perché Dio permette il male?”


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