Genesi Biblica
Riscoprire la preghiera grazie alla Genesi Biblica
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Riscoprire la preghiera grazie alla Genesi Biblica

La Genesi e la preghiera

Capita di sentir dire che Dio, se è Padre Onnisciente, Onnipotente e Misericordioso, non dovrebbe aspettare da noi la richiesta di aiuto per venire in nostro soccorso perché come ogni buon padre di famiglia dovrebbe prevenire i nostri bisogni e proteggerci proprio da quei mali che noi non siamo in grado di evitare. Le disgrazie della vita sarebbero frutto della Sua poca premura, perciò ne è responsabile. In realtà questo modo di pensare, all’apparenza lineare ed innocuo, è la tentazione più pericolosa e più subdola che l’uomo possa provare e non risparmia né Cristiani, né Ebrei, né Mussulmani perché ci fa apparire deboli ed indifesi di fronte ad un Dio indifferente e finisce per insinuare nel credente tendenziosi dubbi sull’autentica Bontà e Giustizia di Dio. E, diceva Don Guido:
Don Guido: “Nell’ambito delle fede cattolica e/o cristiana, […] se togliamo questi attributi alla Natura di Dio, Dio non sarebbe più Dio”
Da questo presupposto errato nasce la vera contestazione, quella che per motivi diversi ha fatto cadere anche Adamo. Noi non ci accorgiamo che pensando così ci creiamo un alibi per giustificare il nostro desiderio di autoaffermazione e di sottrazione alla sua autorità. Questa è superbia. Fino a questa rivelazione poteva essere comprensibile cadere in questa tentazione perché non si poteva capire appieno la grande Misericordia di Dio e il suo smisurato affetto per l’umanità. Ma dopo questa rivelazione possiamo partire da una conoscenza molto più realistica e profonda dei sentimenti di Dio e delle motivazioni del Suo comportamento che solo apparentemente può sembrare indifferenza. Il punto di partenza per un ragionamento corretto sta nella consapevolezza che l’
uomo ibridoL'essere umano che nasce con un disordine genetico a partire dal concepimento. Dunque nuova specie.
non ha più alcun diritto spirituale presso Dio e non può pretendere da Dio ciò che non gli spetta.
Paolo di Tarso: “Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati.” (Rm 8, 22-24)
Ma anche dopo la Redenzione con la nostra adozione a figli, Dio sembra talvolta rimanere solo spettatore. Non si vede ancora la Carità che ci potremmo aspettare almeno da parte Sua, Carità che dovrebbe andare oltre il rapporto filiale e prevenire tutti i mali di un figlio. Così pensa l’uomo. Neanche con la Redenzione infatti capiamo tutta la bontà di Dio perché, si obbietta, ci aspetteremmo almeno ora un rapporto di protezione da Padre a figlio. E invece spesso questo non succede. Perché?

Rispetto a Dio, i figli degli uomini non hanno diritti

Battesimo di Gesù

Anche Gesù, Figlio legittimo, per dare l’esempio a tutti noi figli di Adamo, inizia la sua vocazione da Figlio di Dio lasciandosi battezzare da Giovanni il Battista. Questo perché noi figli degli uomini, senza battesimo, non apparteniamo a Dio, ma al principe di questo mondo

Perché il figlio adottivo non può dimenticare che ancora niente gli è dovuto per diritto, ma tutto ha avuto e ha ‘per donazione’ con un atto unilaterale di liberalità da parte di Dio. È adottivo, non legittimo! La differenza è sostanziale. Ma non per questo Dio ci punisce quando sbagliamo. Non dimentichiamo che Egli non ci castigò nemmeno quando abbiamo messo a morte Suo Figlio legittimo. Ma l’uomo, a differenza degli animali, è in grado di riconoscere le liberalità di Dio e qui deve nascere il valore della riconoscenza. Tuttavia riconoscere che Dio ci ha dato tutto gratuitamente e ringraziarLo non è ancora sufficiente per Dio. Non perché pensi a Sé, ma perché pensa a noi. Infatti chi agisce per vero amore non pretende nulla in cambio, neanche la riconoscenza. Tantomeno Dio che è Amore perfetto. Dio è Dio e non ha alcun bisogno della nostra riconoscenza per essere soddisfatto: Dio vuole la nostra felicità. E perché noi siamo felici, vero motivo per cui ci ha redenti, è necessario che entriamo in un rapporto di amore con Lui. E per poterlo amare non è sufficiente che conosciamo tutto ciò che ha fatto per noi e che proviamo riconoscenza: deve instaurarsi un dialogo ed un rapporto di fiducia. E la fiducia si esprime attraverso la preghiera.

A cosa serve la preghiera?

La preghiera serve proprio a sviluppare questo rapporto per gradi, iniziando col dare all’uomo la giusta dimensione della sua nullità: da qui l’umiltà. Da questa conoscenza nasce la consapevolezza che tutto ci è stato donato gratuitamente per amore, e da questa consapevolezza nasce la riconoscenza. La riconoscenza porta alla preghiera di ringraziamento e di lode. Dopo tutti questi passaggi, l’anima del redento è pronta a sperimentare l’amore di Dio. Non parlo di conoscere, ma di ‘sperimentare’ che è un sentimento di gioia immensa quando si ha prova che Dio ha attenzione per noi come persona non generica ma ben identificata, con nome e cognome. Decifrare un fatto che per un altro può essere anche un qualcosa di generico e di insignificante, ma che ‘per me’ in quel preciso momento è un segno che Dio si sta interessando al ‘mio caso’ personale perché questo segno era imprevedibile e decisamente opportuno, può essere determinante a cambiare radicalmente il mio modo di sentire, sia nei riguardi di Dio, sia, di conseguenza, nel modo di pormi di fronte alla vita. È lo sperimentare d’essere oggetto d’amore. Non c’è gioia più grande se questo oggetto siamo noi da parte di Dio. L’uomo non può provare amore se non sperimenta ad essere oggetto d’amore. Un bambino che non riceve amore da chi lo accudisce cresce con un cuore arido e da adulto non sarà capace di amare. E a sua volta l’amore si sviluppa donando amore. Più se ne dà e più se ne prova. E come un fuoco d’artificio che si moltiplica in ragione geometrica partendo da una sola scintilla. Così l’anima di chi prega, anche in modo non perfetto, affina sempre più l’esigenza di ricevere amore e di ricambiare amore. Se poi al cuore si aggiunge la mente, ossia l’elemento razionale che dà la motivazione alla preghiera, la preghiera aumenta la sua forza in maniera esponenziale e diventa perfetta. Dio vuole che nella preghiera il cuore e la mente battano all’unisono.

Cosa chiedere nella preghiera

Perché la mente sia impegnata nella preghiera in modo corretto e fruttuoso, dobbiamo spendere due parole sull’oggetto della preghiera. Dice il Vangelo che Dio sa di cosa abbiamo bisogno senza che noi lo chiediamo. Questo ci deve bastare per tranquillizzarci che Dio non è assente dalla nostra vita e che se non previene i nostri desideri o non ci evita la sofferenza avrà senz’altro un motivo di amore: Dio non è impassibile di fronte al nostro dolore e se non ce lo risparmia avrà i Suoi buoni motivi che già abbiamo imparato a conoscere nei paragrafi precedenti quando abbiamo esaminato le ragioni della sofferenza. Senza dubbio avrà una finalità molto alta. Dio tutto vede e tutto sa. Impariamo dunque a fidarci di Lui. Allora l’oggetto della preghiera, dopo la preghiera di ringraziamento e di lode, deve focalizzarsi su qualcosa di più elevato delle contingenze pratiche e che sia allo stesso tempo concreto. Questo qualcosa altro non è se non chiedere che l’amore di Dio sia conosciuto da tutti gli uomini della Terra e che tutti sperimentino la felicità di camminare in sintonia con Dio. In pratica Dio vuole che chiediamo i doni dello Spirito Santo i quali, promessa Sua, se richiesti non sono mai negati. Allora ci potremmo chiedere:
Perché Dio non ce li dà spontaneamente se sono cosa buona e se Lui stesso desidera donarceli? ~ Un qualsiasi cristiano
L’unica risposta plausibile è che Egli vuole che tutte le Sue liberalità passino attraverso la preghiera, perché in questo modo rende l’uomo artefice della sua crescita e della sua formazione.
E questo perché?
Perché già una volta Dio aveva donato tutto all’Uomo gratuitamente e, come sappiamo, questi aveva dissipato poi i Suoi doni. Ora Dio vuole che l’uomo sia consapevole che con la preghiera, con la quale chiede l’intervento della forza di Dio, può muovere perfino le montagne, espressione biblica che significa i cuori duri e pesanti come le montagne, e che allo stesso modo deve unirsi a Dio se vuole conquistare la sua felicità anche qui sulla Terra. Torniamo ancora alla famosa frase della Genesi che Dio pronunciò a completamento della creazione: ‘Facciamo l’Uomo’ (Genesi 1, 26). Si noti come la Genesi ripeta ad ogni creazione ‘e Dio disse…’. Era inutile che proferisse un ordine perché non c’era nessuno che lo stesse a sentire. Eppure quest’espressione diventa quasi un ritornello. L’Autore avrebbe potuto scrivere: ‘e Dio pensò’, perché in realtà è con il solo Pensiero creativo e volitivo che Dio crea. Il motivo è che questo verbo ‘disse’ ha un valore educativo per noi perché ci insegna ad usare il solo segno che ci distingue dagli animali: ‘la parola’. (Vedi:
Il segno di CainoCaino era sì subumano, simili agli ancestri, ma in quanto dotato de dono della parola, era un uomo a tutti gli effetti.
). La parola, è fondamentale anche nei Sacramenti; la parola lega o scioglie; la parola impegna (
Mt 18, 18

Matteo 18:18

Io vi dico in verità che tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno sciolte nel cielo.

). Dio vuole che nella preghiera noi usiamo la parola: non solo il cuore e la mente dunque, ma anche la parola. E nel versetto 26 del capitolo I usa il verbo al plurale: ‘Facciamo’ perché parla per sé e in rappresentanza dell’uomo che ancora non c’è ma che sta per essere creato e che poi dovrà intervenire se vorrà completare la creazione che altrimenti resterebbe incompiuta. Dio non vuole fare niente senza l’uomo e l’uomo non può fare niente senza Dio. Tutto dev’essere fatto in perfetta sintonia.
Per raggiungere questo scopo l’uomo deve continuare ad usare la parola e unirsi a Dio. Deve perciò imparare a dipendere da Dio e il modo più naturale di farlo è appunto attraverso la preghiera. L’oggetto della preghiera, dopo logicamente la preghiera di ringraziamento e di lode, deve concentrarsi nel chiedere l’aiuto per fare la Sua Volontà che inizia col compiere il ‘salto di natura’ anzitutto per se stesso, poi per quelli che lo circondano e via, via a raggi concentrici per tutta l’umanità. Il bene, come il male, si propaga come le onde provocate dal lancio d’un sasso nell’acqua. E poiché non ci può essere vera felicità se anche gli altri non sono felici, ecco che alla base della nostra felicità ci deve essere la felicità altrui perché ci sia la pace. E perché ci sia la pace ci deve essere giustizia. Senza Dio l’uomo non potrà mai raggiungere né giustizia, né pace perché sono entrambe figlie dell’Amore e solo Dio è Amore. Le ideologie umane, sia politiche che economiche e sociali, sono tutte utopie che lasciano il tempo che trovano. Perché ‘Homo hmini lupus’, diceva Hume.

Come imparare a pregare

Preghiera di Gesù nell'Orto degli Ulivi

Anche Gesù non chiede ciò che desidera, ma ciò che è conforme alla volontà del Padre, dandoci un esempio di perfetta obbedienza a Dio

La preghiera è una scuola d’amore e s’impara praticandola. Non basta provare amore: bisogna saperlo esprimere. Qualcuno dal carattere più riservato è inibito a dire a Dio frasi d’amore. Sono generalmente quelle persone che non osano dirle neanche ad un familiare benché provino sincero affetto. Temono il ridicolo, ma temono ancor più di manifestare a se stesse di provare dei sentimenti che la società può considerare debolezza. Imparare a proferire espressioni d’amore può essere molto difficile per queste persone. Il canto comunitario di lode, specie se melodioso e coinvolgente, può aiutare a vincere questo senso di pudore. Poi, piano piano queste espressioni vengono timidamente ripetute nella preghiera silenziosa e il ghiaccio comincia a sciogliersi. La gioia che deriva dalla preghiera estemporanea non ha uguali perché la controparte, cioè Dio o Gesù o Maria, amplifica a dismisura quelle flebili onde e le rimanda con vibrazioni che coinvolgono totalmente l’anima. Non è cosa rara vedere persone che, sebbene nelle grandi prove della vita non piangano mai, versano lacrime di commozione e di gioia nella preghiera. Sono sentimenti questi che ciascuno può provare.
La Madonna insegna che ‘il gusto della preghieraviene pregando. Solo sperimentando la preghiera si impara a pregare, come sperimentando s’impara a nuotare o ad andare in bicicletta. I manuali servono solo ad imparare la tecnica, ma nel momento in cui ci stacchiamo e andiamo soli dobbiamo andare con i nostri impulsi e le nostre reazioni. Allora un Salmo o una preghiera spontanea diventa un dialogo diretto in cui non c’è solo un monologo da parte nostra, ma c’è in quelle righe o in quelle parole una risposta, un’intesa personalissima. Tutta la vita diventa allora preghiera perché tutto diventa un linguaggio tacito di Dio. Ciò che ci accade non è più dovuto al caso, ma è l’opportunità che Dio ci sta dando per testimoniare il nostro amore per Lui e per il prossimo; ciò che gli altri ci fanno o dicono è un’altra occasione per evidenziare la loro presenza nella nostra vita sia per il bene nostro, sia per il bene loro finalizzato tutto alla Gloria di Dio. Non è facile, anzi è difficilissimo. E’ già buona cosa provarci. E se ‘la Gloria di Dio è l’uomo che vive (spiritualmente)’, come diceva S. Ireneo, Dio sarà glorificato quando tutta l’umanità vivrà spiritualmente nel Suo Cuore.

Il ruolo di Maria nella preghiera

Maria è perfettamente unita al Figlio perché l’accettazione del Suo grande dolore l’hanno reso corredentrice dell’umanità

Maria è Colei che ha fatto della preghiera la sua ragione di vita. Fin dall’infanzia Maria ha sperimentato la gioia della preghiera e la forza della preghiera. Il suo ‘sì’ a Dio ha concretizzato la sua volontà a servizio della Volontà di Dio. Da questa scelta di vita è derivata tutta la sua ‘gioia’ intima di sentirsi in perfetta comunione con Dio e la ‘forza’ di sopportare tutte le atrocità perpetrate sul Figlio, con dolore sì, ma con la pace nel cuore. Mai in Maria un ragionevole dubbio che tutto ciò che vedeva o sopportava fosse non permesso da Dio. Se Dio permetteva che un innocente fosse sacrificato, sicuramente aveva una eccelsa finalità di bene. E mai Maria si lasciò sfuggire frasi come quella di Pietro (
Mc 8, 32-33

Marco 8:32-33

32 Diceva queste cose apertamente. Pietro lo prese da parte e cominciò a rimproverarlo. 33 Ma Gesù si voltò e, guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro dicendo: «Vattene via da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».

) che cercassero, per amore, di evitare al Figlio il martirio della Croce. La preghiera le dava una visione soprannaturale della sofferenza accolta, accettata e superata senza pieghe di acredine o di rancore o di rivalsa verso gli uomini, e tantomeno verso Dio.
Maria aveva assunto in toto l’Amore di Dio anche nel suo modo di pensare e di essere. Ciò che rendeva forte il suo Spirito era la fiducia assoluta in Dio, al di là di ogni sentimento per il Figlio o ragionamento umano. Maria fu presente sotto la Croce senza piangere su se stessa o sulla sorte del Figlio, ma soffrendo in comunione perfetta col Figlio che aveva la missione di redimere l’umanità, dandogli coraggio e comunicandogli la sua pace interiore. La sua sofferenza atroce veniva così elaborata e digerita attraverso l’amore che la preghiera di sempre, goccia su goccia, aveva accumulato formando un mare. Maria fu Colei che seppe raccogliere attorno a sé i discepoli fuggiti e disorientati dal dolore durante la tragedia. Non rimproverò nessuno di loro, né si ritirò da alcuno. Li rinfrancò rimettendoli in piedi dalla loro crisi di rimorso e di indegnità. Fu Madre per i discepoli e come Madre accolse sempre i suoi figli, come Dio accoglie sempre un qualunque figliol prodigo (
Lc 18, 15-20

Luca 18:15-20

Gesù benedice i bambini
=(Mt 19:13-15; Mr 10:13-16) Mt 18:1-4
15 Portavano a Gesù anche i bambini, perché li toccasse; ma i discepoli, vedendo, li sgridavano. 16 Allora Gesù li chiamò a sé e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me, e non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro. 17 In verità vi dico: chiunque non accoglierà il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto».

Il giovane ricco
=(Mt 19:16-30; Mr 10:17-31) Mt 5:29-30; Lu 10:25-37
18 Uno dei capi lo interrogò, dicendo: «Maestro buono, che devo fare per ereditare la vita eterna?» 19 Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. 20 Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio; non uccidere; non rubare; non dir falsa testimonianza; onora tuo padre e tua madre».

). Maria fu presente nei giorni di preghiera nel Cenacolo in attesa della Pentecoste e fu presente quando i discepoli ricevettero lo Spirito Santo, lo Spirito del Figlio Suo Risorto che dal Padre era stato inviato per comunicarlo prima a loro, poi a tutti gli uomini di tutti i tempi che lo avessero accolto. Questa presenza di Maria non fu per caso: il suo ruolo era fondamentale e non marginale in quell’occasione perché ‘Maria non è solo la Madre naturale di Gesù, ma è anche la Madre secondo lo Spirito di tutti i redenti’, come disse il Signore a Don Guido. (Vedi § 13). Cosa significa questa espressione? Che Maria è Colei che ‘genera’ lo Spirito nell’uomo insieme a Gesù trasformando un figlio dell’uomo in un figlio di Dio. Maria pertanto è Corredentrice, ovvero ‘rende redento’ l’uomo insieme a Gesù. Non è dunque solo propiziatrice della redenzione, ma è fautrice della nascita spirituale del redento, è realmente Madre del suo Spirito. E se può redimere, ossia rendere idoneo l’uomo e generare in lui lo Spirito di Dio insieme a Gesù, è ovvio che Maria ha, come Gesù, lo Spirito di Dio. In altre parole è una Figlia legittima, e non adottiva, di Dio con l’onere di ‘generare’ a Dio altri figli. Maria e l’immagine materna di Dio, Colei che più esprime la qualità dell’accoglienza di Dio e dotata della capacità di partorire nuove Vite dello Spirito. Maria non ha fatto vanto di questa sua dimensione quand’era in vita, tant’è vero che nei Vangeli la sua figura appare in secondo piano rispetto a quella di Gesù, proprio quasi a non voler togliere luce alla missione di Gesù. Ma Maria è Colei che, oltre ad essere ‘la Madre fisica di Gesù’ e ‘la Madre secondo lo Spirito di tutti i redenti’, è ‘la Madre del Suo Corpo Mistico, la Chiesa’. Maria è Madre della Chiesa. E se ‘Madre’ non è un titolo onorifico ma è il giusto titolo di ‘Colei che genera’, Maria è Colei che genera assieme a Gesù la Chiesa, la sostiene giorno dopo giorno e la mantiene nella Grazia. E’ Colei che ‘media’ la Grazia che Dio effonde sui Suoi figli. Dunque Maria è anche Mediatrice di Grazia.
E come dopo la morte di Gesù assolse i discepoli e pregò per loro che erano stati vittime della loro debolezza, così Maria prega per noi costantemente perché noi non ci perdiamo. Dunque Maria è la nostra Avvocata in Cielo. E’ colei che propone la nostra causa spirituale. Un avvocato agisce su mandato del cliente che lo ha scelto per difendere i suoi diritti. Ecco dunque che la nostra preghiera a Maria diventa un mandato a difendere i nostri interessi. Potremmo anche difenderli personalmente pregando direttamente Dio. Perché, ricordiamolo, Dio vuole che tutte le grazie passino attraverso la preghiera per rendere l’uomo partecipe della sua formazione. Ma tutti sanno che un avvocato è in grado di assistere un cliente assai meglio di quanto non lo possa fare da solo. Ecco dunque il ruolo di Maria che, essendo già nostra Madre e che perciò ci accetta come siamo con i nostri limiti perché ci ama infinitamente, diventa il nostro avvocato perfetto: nella sua perfezione Ella filtra la nostra preghiera da tutte le impurità, ossia dalle richieste non utili per noi, e la amplifica con il Suo Spirito. Così questa preghiera, che a questo punto non è più nostra ma di Maria, agli occhi di Dio diventa irresistibile. Perciò, accanto alla nostra preghiera di ringraziamento e di lode a Dio, è cosa buona se affianchiamo la nostra preghiera diretta a Maria perché Maria, oltre a darle potenza, ci insegna come pregare. E a questo proposito Maria insiste sull’immensa efficacia del Rosario.

Il Santo Rosario

Maria prega per sciogliore i nodi della nostra vita

La preghiera di Maria scioglie i nodi è una dei rosari e delle novene più efficaci, dove per nove giorni di fila ci si affida all’intercessione della Madonna, che scioglierà i “nodi” della nostra vita. Cioè, tutte quelle che cose che ci impediscono di fare la volontà di Dio e di essere felici in Dio

Il Rosario può sembrare banale all’uomo dotto per la sua ripetitività. Ma è proprio questa qualità che allarga il cuore ed abbassa la mente superba. Un impulso d’amore ripetuto 50 volte diventa un impulso 50 volte più potente. Se poi viene moltiplicato per i partecipanti diventa un’onda d’urto estremamente potente. Il Rosario è la sintesi del processo redentivo che, attraverso i misteri, pone la nostra attenzione sui passi più significativi della vita di Gesù. E, accanto ai Misteri, si snoda la lunga teoria di Ave Marie che terminano ripetendo la frase ‘prega per noi peccatori’. Se alla recita del Rosario uniamo la consacrazione al suo Cuore Immacolato, cioè la piena disponibilità di noi stessi, c’è veramente certezza di salvezza perché diveniamo sua proprietà che Lei offre a Dio e che difende da ogni deviazione della fede. Disse Maria in un messaggio del 2 febbraio del 1989: ‘Correte il grande pericolo di cadere nella seduzione che il mio Avversario vi tende per allontanarvi da Gesù e da Me. Tutti possono cadere nel suo inganno. Vi cadono i Sacerdoti ed anche i Vescovi, vi cadono i semplici ed anche i dotti, vi cadono i discepoli ed anche i maestri: non vi cadono mai coloro che si consacrano al mio Cuore Immacolato e si lasciano portare fra le mie braccia materne’. E il 31 dicembre del 1988 disse:
Maria Santissima: “Come Mamma attenta e preoccupata domando per tutti le grazie che vi sono necessarie per camminare sulla strada del bene, dell’amore e della santità. Ai miei figli peccatori ottengo la grazia del pentimento, del cambiamento del cuore, del ritorno al Signore. Ai miei figli ammalati concedo il dono di comprendere il significato della sofferenza, di accoglierla con docilità, di offrirla con amore, di portare la propria croce con fiducia e con filiale ubbidienza al Volere del Signore. Ai miei figli buoni io ottengo il dono della perseveranza nel bene. Per i miei figli Sacerdoti io intercedo perché siano ministri santi e fedeli a Gesù ed al suo Vangelo… Mi unisco ad ogni santa Messa che viene celebrata per offrire al Padre Celeste il Sangue prezioso del Figlio Gesù che per voi ancora si immola e si sacrifica su ogni Altare della terra… e unisco al Sangue di Cristo tutte le sofferenze che io raccolgo ogni giorno sul vostro cammino… Pur nell’oscurità e nel gelo del mondo, io vi invito a vivere nella speranza ed in una grande fiducia perché io sempre prego e riparo per ottenere a tutti nuovi giorni di pace e di salvezza”

Conclusione

La Genesi Biblica riconferma la lode per un Dio che ci ama anche se, inizialmente, non siamo Figli di Dio; un Dio che ci vuole come Suoi Figli (Pater noster), che ci dona Sua Madre (Ave Maria) e che ci chiede di corrisponderlo (Glória), ma che per amor Suo ci chiede anche di pregare per l’umanità ancora lontana (
Oh, mi JesuO mi Iesu, dimitte nobis debita nostra, salva nos ab igne inferni, perduc in caelum omnes animas, praesertim illas, quae misericordiae tuae maxime indigent
). I sentimenti che la preghiera fa scaturire sono veri o autentici se fanno proprie le ragioni affettive e razionali presenti in ognuna delle preghiere recitate! I sentimenti passivi, che non portano alla preghiera, sono solamente emorragie spirituali. I sentimenti attivi portano a qualcosa di concreto, prolungato. Per questa ragione, la preghiera che parte da una devozione, di chi si affida a Colei che è più vicina a Dio, Maria, parte da un sentimento nei confronti di Dio più che legittimo e veritiero. Naturalmente non bisogna confondere i sentimenti col sentimentalismo. Occorre ricordarsi che quest’ultimo si basa sui sensi di colpa: se non provo nulla è colpa mia, se prego dieci minuti di più espio qualche colpa, ecc… Invece, nella realtà, non si può immediatamente amare qualcuno o entrarci in comunione. Anche i sentimenti si apprendono. E si apprendono dall’esempio di Dio: Gesù.
Come posso avere i sentimenti di Gesù?
I sentimenti possono essere empatia: conoscere l’altro. Per questo la preghiera è aprirsi a Dio: leggere la parola, ripeterla, meditare e scoprire i propri sentimenti per Lui, che ci chiede:
Chi sono io per te?
La risposta prevede la seguente equazione: Interrogazione + ripetizione. Non siamo scimmie. Non dobbiamo scimmiottare, ma corrispondere.
Di conseguenza la preghiera, se pur “ripetitiva”, non è mai un atto sterile. I protestanti, che aberrano le preghiere cattoliche come il Rosario, esigono dalla spiritualità un sentimentalismo spaventoso! Un dover essere proiettati in un continuo provare “forti emozioni”.
Quando, dopo una esperienza duratura, facciamo nostri i sentimenti di Dio, siamo guariti nel profondo della nostra anima. E scopriamo che ciò che più desideriamo, cioè i veri desideri che Dio Padre ha posto nella nostra anima, sono ciò che davvero ci portano a Lui. Questa è la preghiera, ossia relazione tra Dio e noi. E cambiare in una relazione, dove l’Altro ci fa scoprire noi stessi. La preghiera, semplificando molto, altro non è che ristabilire il dialogo che i Figli di Dio avevano fin dal principio con il Genitore Divino. Noi tutti, vittime del peccato originale, siamo feriti e queste ferite ci rendono difficile il dialogo con Dio, ancora difficile il discernimento, oltre che ancora più difficile fare la Sua volontà nella nostra vita. Pertanto la preghiera è chiedere aiuto a Dio Padre, mentre i Sacramenti ci conferiscono i doni necessari per poter vivere da Figli di Dio, in una trasformazione spirituale che è finalizzata a quella della carne. Infatti, in attesa della più grande delle promesse di Dio: la redenzione del nostro corpo.
11 Novembre 2020

Informazioni sull'autore

Renza Giacobbi

Renza Giacobbi La prof.ssa Renza Giacobbi è colei a cui monsignor Guido Bortoluzzi affidò, nel 1991, non solo il compito di pubblicare la rivelazione della Genesi, realizzando la pubblicazione del libro "Genesi Biblica", ma è la fondatrice dell'Associazione don Guido Bortoluzzi che ha il fine di custodire e diffondere gli scritti del prete bellunese. Renza Giacobbi è anche colei a cui don Gudo affidò lo sviluppo e l'approfondimento dell'opera stessa, che dal 1991 ad oggi è stata conosciuta e studiata sotto diversi profili. Renza Giacobbi, dunque, si è fatta carico di offrire delle interpretazioni che integrassero e non snaturassero né il pensiero di don Guido né la fede cristiana.


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