Genesi Biblica
I trascorsi della Genesi mosaica
Apologetica, Dottrina, Genesi Biblica, Narrativa, News

I trascorsi della Genesi mosaica

L’origine dei quattro stili letterari della Bibbia

Tenendo in considerazione quanto già scritto in “Se la Genesi mosaica non fosse un mito” e “Come fu tramandata la Genesi“, ci prepariamo ad affrontare i cosiddetti “generi” o “stili” letterari della Bibbia.
Quando Dio rivelò a Mosè le origini dell’universo e la creazione dell’Uomo, il popolo ebraico non aveva ancora una scrittura propria. Dobbiamo scendere a poco prima del tempo dei Re, intorno al 1000 a.C., per trovare le tracce del primo documento scritto in ebraico: poche righe che riguardano l’episodio di Debora nel Libro dei Giudici. Questo significa che fra i due eventi, la rivelazione data a Mosè, stimata secondo la tradizione intorno al 1250 a.C., e molto prima se la si data nella tarda era del bronzo, come sostengono gli archeologi più recenti giunti a questa conclusione dai reperti trovati sul Sinai, e la sua stesura al tempo di re Salomone, intorno al 950 a.C., sono trascorsi dei secoli: tempo che in entrambi i casi sfida qualunque tradizione orale per la mole complessiva dei cinque Libri del
PentateucoI primi cinque libri della Bibbia.
.

Prima della nascita della scrittura ebraica

Genesi, schiavitù

Quando il popolo ebraico recuperò la libertà, affrontò un periodo di profondi cambiamenti. Così, progressivamente, nacque una ‘nuova cultura ebraica’. Secondo le ipotesi di alcuni storici e biblisti, il periodo di schiavitù del popolo ebraico potrebbe essere stato molto antecedente rispetto a Ramses II, e Mosè potrebbe essere esistito ancora prima della XIX dinastia del Nuovo Regno.

C’è tuttavia una cosa importante che va considerata. Benché al tempo di quella rivelazione il popolo ebraico non avesse ancora una propria scrittura, è altresì vero che Mosè non era un analfabeta, bensì era fra gli uomini più colti del suo tempo, abituato a scrivere in caratteri geroglifici egizi ogni genere di relazione, sia politica, che amministrativa, che agricola, ecc. Sebbene per nascita fosse ebreo, la sua lingua madre era l’egiziano. Probabilmente anche Dio gli parlò in egiziano, perché Dio si adegua sempre alla lingua, ed anche al dialetto, del Suo interlocutore. Inoltre i tecnici e gli scribi che lo circondavano a corte, probabilmente schiavi ebrei, erano abituati a stendere, sempre in geroglifici, ogni sorta di comunicato dettato loro da Mosè. Eravamo in un ambiente culturalmente evoluto. Quindi, non si comprende perché, una volta lasciato l’Egitto, Mosè avrebbe dovuto smettere di fare ciò che era normalmente abituato a fare: relazionare per iscritto tutto ciò che riguardava lui e il suo popolo, e quindi anche tutto ciò che il Signore gli andava comunicando durante l’esodo. I suoi vecchi collaboratori, per l’appunto schiavi ebrei già abituati a corte a questo compito, lo avranno sicuramente seguito e aiutato nella stesura del Pentateuco che, per la sua mole, avrà richiesto più di uno scriba che raccogliesse i suoi dettati. I papiri necessari a questa funzione erano facilmente reperibili nelle paludi del Delta del Nilo con veloci e frequenti escursioni di piccoli manipoli di uomini, attenti a non farsi scoprire. Gli studi dell’archeologo Emmanuel Anati hanno documentato che gli Ebrei in fuga non hanno peregrinato per 40 anni lungo le coste della penisola del Sinai, ma si sono stabiliti per tutto quel tempo in una zona interna della penisola, fra le aride montagne a sud del deserto di Sin, dove la vita senza l’aiuto del Signore sarebbe stata impossibile. Perciò lì nessuno mai li avrebbe cercati. Il Signore li rese praticamente invisibili alle reiterate ricerche dei faraoni.
La dovizia di nomi e di particolari pervenutici dal libro della Genesi e dagli altri quattro
Libri mosaiciScritti da Mosè.
era cosa possibile, e pure logica, se alla base c’era un testo scritto. Il Signore perciò avrebbe rivelato a Mosè tutte le informazioni necessarie per fargli comprendere in modo semplice i tre più importanti pilastri dello scibile per un ebreo: l’origine del cosmo e della Terra, l’origine dell’uomo e l’origine del popolo ebraico. Perciò, tutto quello che conosciamo di Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe, vissuti secoli e secoli prima di Mosè, lo sapremmo per rivelazione e non, come normalmente si suole dire, per tradizione che, con il passar dei secoli, si sarebbe sbiadita. Poi, con l’esodo e lo stanziamento del popolo ebraico nella Terra Promessa, la lingua egizia, che durante la schiavitù era compresa da tutti gli ebrei per necessità di lavoro e di convivenza, andò in disuso. Ecco allora la necessità di avere degli scribi che accompagnassero oralmente, in ebraico, la Parola di Dio scritta ancora in geroglifici. Perciò si sarebbe arrivati gradualmente all’uso della lingua ebraica nella formazione religiosa del popolo, fino a quando re Salomone, probabilmente, giunse alla decisione di tradurre i Sacri Libri in scrittura ebraica che nel frattempo era stata inventata e che veniva già usata da qualche decennio per relazionare le vicende pubbliche, come nel caso dell’episodio di Debora. Il papiro usato da Mosè, si intuisce, alla lunga sarebbe diventato illeggibile per l’usura del tempo, per cui questo immane lavoro era diventato indispensabile.

La tradizione ebraica

Lilith è la prima moglie di Adamo, che generò demoni. Ne se può dedurre che la stirpe di Caino (Gn 6, 1-4) costituisse quei “demoni”

Mentre da un lato il testo originale era ancor scritto in caratteri geroglifici egiziani, dall’altro il popolo ebraico riportava a memoria racconti e detti di Mosè in lingua ebraica. Nacque così dagli insegnamenti di Mosè una raccolta orale parallela, chiamata ‘Bereshit Rabbà, che significa ‘In principio’, che accompagnò i Testi Sacri. Solo nel quinto secolo dopo Cristo questa raccolta di tradizioni venne
messa per iscrittoIl Talmud, IV secolo d.C.
messa per iscritto e, per quanto riguarda la Genesi, è molto interessante perché parla delle ‘due mogli di Adamo, una che generò uomini, l’altra che generò mostri e diavoli’.
Sappiamo, poi, che qualsiasi lingua è in costante trasformazione, specialmente se questa lingua all’inizio non è ancorata alla scrittura. Una tradizione orale subisce molte sollecitazioni culturali, storiche e ambientali che, col passare del tempo, possono dare ad un’espressione colorazioni che si discostano dal suo significato iniziale. Basta che un termine con un significato preciso assuma a poco a poco una sfumatura diversa perché diventi sinonimo di un altro termine che ha un significato simile. Parole come ‘femmina’, ‘donna’ o ‘moglie’ possono con il passare dei secoli esser state usate, inavvertitamente, in modo improprio ed aver creato una sì grande confusione da travisare il senso del testo. È quello che probabilmente è accaduto quando questi termini diversi, ma simili, vennero usati come sinonimi determinando la sovrapposizione delle due distinte identità femminili: Eva e la Donna. Lo vediamo ad esempio al versetto
Gn 3, 20

Genesi 3:20

L'uomo chiamò sua moglie Eva, perché è stata la madre di tutti i viventi.

quando si dice che Eva era la moglie di Adamo, mentre ne fu solo la sua partner occasionale. Furono questi equivoci che causarono nella traduzione dai geroglifici e nella stesura del testo biblico in ebraico al tempo dei Re non poche confusioni che si sono andate perpetuando nei secoli.

Il testo yahwista

Comparando le copie di vari testi pervenuti fino a noi, che risalgono a periodi diversi, è stato possibile scoprire l’esistenza di differenti modi di scrivere all’interno della Bibbia. Ovvero, gli stili letterari…

Si può lecitamente supporre che re Salomone abbia istituito una commissione di scribi e rabbini che traducessero il testo egizio in testo ebraico. Questo primo scritto ebraico avrebbe compreso tutto il Pentateuco. Solo successivamente venne in parte sostituito da parziali rifacimenti o, se preferiamo chiamarli così, da interventi di revisione facendone cambiare aspetto. Ciò che invece è rimasto del testo originale sarebbe quello che oggi viene chiamato ‘testo yahwista’ (o testo jahvista).
Oltre alla difficile decodificazione del testo in geroglifici, la scrittura yahwista al tempo della sua invenzione era ancora molto rudimentale e di difficile comprensione. Era composta da segni monosillabici corrispondenti alla radice dei vocaboli, segni che potevano essere al tempo stesso sostantivi, aggettivi o verbi. Questa scrittura era priva di vocali, di articoli, preposizioni, di punteggiatura e di spazi tra le parole. Una frase poteva quindi essere interpretata in molte maniere ed assumere anche una decina di significati. Doveva essere decodificata come ‘un rebus’. Perciò, anche con lo scritto yahwista, la lettura e l’interpretazione del testo dovevano essere affiancate dalla tradizione orale che integrasse il testo e sopperisse a questa difficoltà. Questo compito era ancora affidato alla classe sacerdotale e agli scribi. Dobbiamo anche tener conto che l’antica lingua ebraica era una lingua molto vivace perché si compiaceva di usare allegorie, metafore, giochi di parole, espressioni idiomatiche, simboli, immagini infantili che celavano però concetti profondi. Vedi ad esempio ‘il serpente’. Il linguaggio ebraico era quello di un popolo intelligente che sapeva giocare con le espressioni e lasciare spazio all’intuizione. È quindi limitativo e fuorviante fare esegesi biblica letterale su una parola se il suo significato è allegorico o su una frase se questa è una metafora.
Inoltre, una tradizione orale specializzata nel leggere ed interpretare dei Sacri Testi così vaghi, lo si può ben intuire, è una scienza che può diventare molto fragile: basta una smagliatura nella comprensione di un vocabolo, come abbiamo visto, che immediatamente si crea il caos. Così un errore d’interpretazione, avallato da un linguaggio non univoco, può produrre una valanga di errori ed è quello che probabilmente è accaduto. Perché, in verità, è sulla distinzione e precisazione di quei tre termini (donna, femmina, moglie) che verte il nocciolo della rivelazione data a don Guido che ha lo scopo di bandire ogni equivoco sul ruolo delle due principali identità femminili del testo yahwista, Eva e la Donna, equivoco che, trascinatosi fino ai giorni nostri, ha impedito una visione più realistica del problema delle origini dell’Uomo. È naturale che quando una cosa non viene capita, finisca per essere travisata, tralasciata e dimenticata. Perciò possiamo supporre che ci siano anche dei vuoti nel testo che ci è pervenuto. Ne è un esempio la mancanza di una spiegazione della distinzione fra iFigli di Dioe ifigli degli uomini’ (
Gen 6, 2-4

Genesi 6:2-4

2 avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte. 3 Il SIGNORE disse: «Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l'uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni».
4 In quel tempo c'erano sulla terra i giganti, e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi.

). Ciò fa pensare che ci siano altre perdite di contenuto e lacune che solo talvolta hanno lasciato la loro traccia, come in questo caso. Questo è un ulteriore motivo dell’incomprensione di alcuni passi della Genesi, perché noi leggiamo solamente ciò che rimane della vera rivelazione fatta a Mosè. Così ci si spiegherebbe anche perché un’altra Genesi, quella pure di origine mosaica ma che deriva dal copto e anch’essa cristiana, abbia molti passi che si differenziano sia da quella attuale ebraica, sia da quella cattolica, sia da quella rivelata a don Guido, ma ne abbia altri che sono sorprendentemente in sintonia.

Interventi del passato sul testo yahwista della Genesi mosaica

Genesi, scriba

Gli scribi erano una classe di uomini esperti in tutto ciò che riguardava la trasmissione dei Testi Sacri del popolo di Israele

Va anzitutto sottolineato che il testo scritto da Mosè su papiro non ci è pervenuto, né ci è pervenuta per intero la prima traduzione salomonica. Questo perché la traduzione salomonica ha subito a più riprese molti rifacimenti, ora qua e ora là, che si sono stratificati uno sull’altro. Questo fenomeno è analogo a quello che l’archeologia mette in luce quando scopre le fondazioni di alcune antiche città. Ma grazie ai mezzi di studio che esistono oggi, questi interventi letterari di rifacimento possono essere in buona parte identificati.
Vediamo allora quale probabile percorso hanno fatto nei secoli gli scritti di Mosè già tradotti in ebraico. Alcuni biblisti del XX secolo, applicando al Pentateuco (che comprende 5 Libri: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) nuovi criteri di analisi che prendono in esame le diversità di espressioni, di stile e di sensibilità, di ambientazione storica dei vari brani, se non addirittura dei vari versetti, sono giunti alla conclusione che il Pentateuco sia opera di differenti autori, o scuole di autori, che si sono succeduti nel tempo intrecciando i loro scritti fra loro. Secondo costoro gli Autori più importanti sarebbero almeno quattro: l’Autore yahwista, l’Autore eloista, l’Autore deuteronomista e l’Autore sacerdotale. Tuttavia, questi biblisti non tengono conto però che, come dicono la dottrina ebraica e la tradizione cristiana, l’intero Pentateuco è opera di Mosè.
Pur essendo arrivati a delle conclusioni discutibili, essi hanno il merito di aver messo in evidenza le diversità di stile e l’epoca in cui quei cosiddetti Autori vi avrebbero fatto i loro interventi.
E poiché le differenze di stile sono evidenti, sono giunta alla conclusione che esse non siano opera di vari autori, ma siano dovute a successivi rimaneggiamenti nel corso dei secoli, rimaneggiamenti mirati ad aggiornare il testo a sempre nuove esigenze culturali e linguistiche. Questi ‘revisori’ avrebbero operato come operano dei restauratori che facessero scomparire l’originale, lasciando tuttavia trasparire talvolta, involontariamente, la traccia del loro intervento. Questo spiegherebbe come mai vi siano nei primi capitoli della Genesi due narrazioni della creazione e due racconti del diluvio. Ciò accredita l’ipotesi che tutti e quattro quei cosiddetti ‘Autori’, ai quali i moderni esegeti attribuiscono il Pentateuco, non siano altro che ‘interventi’ massicci di riscrittura, effettuati a macchia di leopardo da alcuni sacerdoti e scribi in periodi distinti. In particolare per la Genesi, si sono evidenziate alcune parti del testo originale detto yahwista, e altre che sarebbero state rifatte quattro secoli più tardi, durante e dopo la cattività babilonese, con lo scopo di aggiornarle e renderle più vicine alla comprensione del popolo. Non si fatica a vedere in esse un’influenza della cultura babilonese. Perciò, tenendo per buona la distinzione fra stili proposta da Wellhausen, sostituirò il termine ‘Autori’ con il termine ‘interventi’e li chiamerò semplicemente:
  • a) l’‘intervento’ yahvista, che in realtà sarebbe la decodificazione del testo originale in geroglifici che risale al tempo dei Re intorno al 950 a.C. Viene detto così perché in questo intervento si usa il termine Yahwè (Yhaweh o Yhwh) per indicare l’unico Dio;
  • b) l’‘intervento’ elohista, venuto circa un secolo dopo, che introduce il termine Elohim riferito alla Divinità;
  • c) l’‘intervento’ deuteronomista, venuto un altro secolo dopo, così chiamato ai tempi nostri perché a lui si rifanno la maggior parte dei capitoli del Deuteronomio; e infine
  • d) l’‘intervento’ sacerdotale, indicato con la lettera S o con la lettera P, che sono le iniziali di ‘Sacerdote’ e di ‘Priestercodex’, termine coniato da Wellhausen che in tedesco significa ‘codice dei preti’, ovvero ‘codice dei sacerdoti’. Questo intervento è stato fatto dopo la deportazione a Babilonia intorno al 550 a.C.
Per quanto riguarda il nostro campo di studio, ossia i primi sei capitoli della Genesi, noi troviamo presenti solamente:
  • a) l’intervento yahwista, che si rifà direttamente al testo di Mosè con gli apposti interventi mirati di re Salomone, che ha uno stile più sciolto, più vivace, più colorito, a cui si attribuiscono i racconti della creazione dell’Uomo e della Donna, del peccato originale, del fratricidio di Caino, della distinzione fra i Figli di Dio e degli uomini, dei giganti, e, più oltre, del diluvio, della torre di Babele, ecc., e che è il più vicino al testo originale mosaico; e
  • b) l’intervento sacerdotale, posteriore, come abbiamo visto, a quello yahvista di circa quattro secoli, che presenta uno stile più monotono, più schematico, più razionale e che lascia trapelare una certa influenza della cultura e della filosofia babilonese. Agli autori di questo intervento si attribuiscono la creazione del cosmo e della Terra, le genealogie, e più oltre una seconda versione del diluvio.
Genesi, versione settanta

Una pagina della “Versione dei Settanta”, tradotta per volontà del re d’Egitto e degli abitanti di Alessandria

Sappiamo poi che tutti questi scritti, yahwisti, elohisti, deuteronomisti e sacerdotali di cui è composto il Pentateuco, furono fusi in un unico testo intorno al 430 a.C.
Poi, fra il 250 a.C. e il 130 a.C., il Pentateuco, assieme agli altri Libri che formano la Bibbia, venne tradotto in greco nella cosiddetta ‘Versione dei Settanta’. Promotore di questa iniziativa fu il re d’Egitto Tolomeo Filadelfo che, desideroso di avere nella già rinomata Biblioteca di Alessandria una copia della “Legge mosaica”, fece venire da Gerusalemme 72 Ebrei esperti della Bibbia per compiere questa traduzione.
Successivamente, nel IV sec. d.C. e dopo le prime invasioni barbariche, il frate dalmata San Girolamo compì dal greco e dall’ebraico la traduzione in latino, detta Vulgata, cioè in lingua latina non classica ma parlata, facendosi aiutare nell’interpretazione del testo ebraico dalla tradizione orale ancora vitale solo nei monasteri minori dell’impero non distrutti dai barbari. Sulla base delle versioni greca e latina, la Bibbia venne infine tradotta nelle lingue odierne.
Solo più avanti, già in avanzata epoca cristiana, all’incirca nel V secolo dopo Cristo, la scrittura ebraica, fatta di sole consonanti, si arricchì e si trasformò in scrittura fonetica, ossia in una scrittura che fa corrispondere un segno ad ogni suono. Fu dunque all’inizio dell’epoca medioevale che il testo ebraico della Bibbia fu rielaborato e trascritto nella scrittura ebraica odierna con l’aggiunta delle vocali e delle spaziature fra le parole. Questa nuova versione venne chiamata ‘testo masoretico’. Il risultato di questo immane lavoro è quello che attualmente viene letto e studiato nelle scuole di teologia ebraiche e cristiane.
Più o meno nello stesso periodo anche la tradizione orale di ‘Bereshit Rabbà’, che aveva accompagnato oralmente per più di due millenni i Testi Sacri mosaici, venne anch’essa messa per iscritto. Quindi solo nel quinto secolo dopo Cristo questa raccolta di tradizioni trovò la sua forma attuale.

Conclusione

Genesi, San Girolamo

Padre e dottore della Chiesa, San Girolamo che tradusse la Bibbia nella Vulgata, cioè nel latino dell’era cristiana detto volgare perché parlato dal volgo, cioè dal popolo per distinguerlo da quello classico, disse chiaramente che dell’origine degli Angeli non si sapeva nulla… Infatti in nessuna parte del Testa Sacro c’è una definizione chiara su cosa realmente siano gli Angeli

Come abbiamo potuto vedere, la Genesi mosaica che usiamo ora è il risultato di innumerevoli interventi, più o meno voluti e consapevoli, lungo il corso dei millenni, ciascuno dei quali ha lasciato il suo segno. Tuttavia, proprio attraverso la rivelazione data a don Guido, oggi possiamo testimoniare l’autenticità di Mosè come autore del Pentateuco, confermando alla Genesi il requisito di Parola di Dio, restaurando, come fosse una pittura, il racconto mosaico e spiegando il significato del testo originario.
Poiché Dio vigila sulla Sua Parola, possiamo supporre che Egli, con la rivelazione data a don Guido, abbia voluto riportare in asse ciò che già dai tempi remotissimi era stato equivocato. E possiamo anche presumere che, se il Signore non è intervenuto già prima, sia stato perché volle aspettare che la genetica scoprisse i cromosomi, il DNA e la sua doppia elica, ecc. e fosse in grado di comprendere le modalità della Sua creazione, dell’ibridazione della specie umana e le reali conseguenze del peccato originale.
Va fatto notare che la rivelazione data a don Guido è assai meno distante dalla Genesi mosaica di quanto possa sembrare perché i cardini fondamentali di entrambe, come l’intervento diretto di Dio in ogni atto creativo, la perfezione dell’Uomo originario e la sua arrogante disobbedienza, disobbedienza che ha alterato l’equilibrio della creazione, sono perfettamente rispettati. Quelle che sembrano a prima vista delle novità inconciliabili trovano la loro spiegazione nell’odierna comprensione delle metafore del testo mosaico e delle manipolazioni compiute dai sacerdoti e dagli scribi fin dal tempo dello scritto yahwista.
Se da un lato la Bibbia ci parla della creazione, ma non ci dice ‘come’ avvenne questa creazione, e dall’altro la Scienza moderna non è stata ancora in grado di capire ‘come’ Dio abbia creato, questa rivelazione arriva quanto mai opportuna. Essa infatti è di un’importanza immensa sia per la Scienza, specie per la genetica, sia per la Teologia.  
19 Giugno 2020

Informazioni sull'autore

Renza Giacobbi

Renza Giacobbi La prof.ssa Renza Giacobbi è colei a cui monsignor Guido Bortoluzzi affidò, nel 1991, non solo il compito di pubblicare la rivelazione della Genesi, realizzando la pubblicazione del libro "Genesi Biblica", ma è la fondatrice dell'Associazione don Guido Bortoluzzi che ha il fine di custodire e diffondere gli scritti del prete bellunese. Renza Giacobbi è anche colei a cui don Gudo affidò lo sviluppo e l'approfondimento dell'opera stessa, che dal 1991 ad oggi è stata conosciuta e studiata sotto diversi profili. Renza Giacobbi, dunque, si è fatta carico di offrire delle interpretazioni che integrassero e non snaturassero né il pensiero di don Guido né la fede cristiana.


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